Regolamento sport a Scicli: cosa ne pensiamo, cosa ne diciamo

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SCICLI – E’ online da l’altro ieri, nel sito del Comune di Scicli, la bozza del nuovo regolamento per la gestione degli impianti sportivi. La formulazione finale di tale regolamento è necessaria per il successivo passaggio di gestione degli impianti sportivi della città che, ad oggi, sono in uno stato di mal governo complessivo.

Questa bozza attenderà adesso le eventuali osservazioni scritte inviate dalle associazioni sportive di Scicli entro lunedì 15 gennaio alle ore 13; sarà poi discussa in sede di Consulta dello Sport allargata ai presidenti della società sportive, convocata per giorno 16 gennaio alle 16:30 presso il Palazzo Spadaro del Comune di Scicli.

Dopo l’eventuale stesura finale, dovrà essere discussa in seno al Consiglio Comunale per diventare parte integrante dei regolamenti del Comune di Scicli.

Nelle 18 pagine del documento, indicato come ‘Regolamento d’uso del Servizio Sport’ si cerca di delineare i contorni della gestione soprattutto appunto degli impianti sportivi, tanta croce e poca delizia delle società sportive locali.

Le innovazioni: poche

Rispetto alla versione precedente, apprezzabile è la previsione della differenza tra sport di squadra e sport individuali e manifestazioni a luce diurna o artificiale, nella formazione delle tariffe d’uso degli impianti.

Tale individuazione, spesso chiesta dalle società con connotazione di ‘sport individuale’ è logica: non puoi far pagare, es, 10€/ora di tariffa a chi ha un singolo atleta in campo (esempio tennis) contro chi ne ha 10/20 o più (calcio, basket, ecc). Il costo unitario è totalmente falsato in alto per quegli sport in cui l’attività si specifica con un solo atleta in campo per campionato o allenamento.

Legittimo e corretto è poi verificare quando si gioca/allena: un conto è giocare di giorno, con la luce del sole, un altro è usare 4 torrifaro a decine di watt per 3,4 ore. Il costo orario d’uso deve per forza essere correttamente valorizzato diversamente: è una questione di corretto trattamento.

Le incertezze: tante

Ma, detto questo, dal nostro punto di vista, il regolamento fallisce per il resto la propria missione di chiarimento e programmazione.

Intanto, la classificazione perde per strada il riferimento alla capienza di pubblico, unico parametro obiettivo, per passare a ‘impianti di rilevanza economica‘ e ‘senza rilevanza economica‘. Che vuol dire? Come si stabilisce la ‘rilevanza economica’ di un bene pubblico orientato, per definizione, all’uso sportivo da parte di società senza scopo di lucro?

Secondo questa prima suddivisione, gli impianti con ‘rilevanza economica’ (quali non è detto) saranno presumibilmente affidati a privati. Gli altri, quelli ‘senza rilevanza pubblica‘, saranno affidati secondo le normative di settore: il rischio è, piuttosto, che saranno abbandonati a se stessi, ben oltre le normative di settore.

Comunque, trovati quelli da cui si può spremere soldi dagli altri che poi ci diranno, la suddivisione è in tre categorie: impianti all’aperto, coperto e piccoli.

La vecchia mappa delle gestione degli impianti sportivi a Scicli.

Anche qui, non si riesce bene a capire cosa serva tale individuazione. Cosa cambia se un impianto è grande ed al coperto? Una bella piccola palestra indoor che ha di diverso da un bel campo di tennis all’aperto? Bo! Ci sarà certamente una logica che magari sarà spiegata perchè adesso non emerge ed è sepolta dentro le menti di qualcuno.

Ma pur con tutta questa classificazione, non si capisce perchè non vengono indicate effettivamente quali sono le strutture in disponibilità del comune, in modo da capire di cosa parliamo. Si dice chiaramente che tale elenco può variare con determina dirigenziale, ma non si dice quale è questo elenco. Rimanderanno probabilmente a qualche altro elenco/regolamento/determina così come amano fare i burocrati per non rendere immediato far capire. Vedremo.

Gestione diretta: come?

La questione più attesa, era però, sul come questi impianti, piccoli e/o grandi, al coperto o allo scoperto, possono essere effettivamente usufruiti dalle società sportive.

Il sindaco Giannone su questo, ci ha fatto la sua campagna elettorale, dove aveva promesso l’affidamento diretto alle società sportive. E’ passato più di un anno, ancora non ha fatto niente, ma qui qualcosa si vede. Forse non come l’aveva promesso ma ‘tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare‘. E la realtà.

Secondo la logica in bozza, la questione si può dividere in due grandi aree: la gestione ‘continuativa’ e la ‘gestione esclusiva’.

La prima è relativa a società che vogliono usare campi e impianti per allenamenti e campionati. Entro il 30 giugno devono fare domanda per partecipare, praticamente, alla spartizione di ore e giornate. E’, peraltro, ciò che fanno ogni anno le società per capire come e quando si possono allenare e ‘prenotare’ le giornate per disputare i campionati.

Per questa modalità, sostanzialmente ci pare ci capire, la gestione pratica sarà sempre in mano al Comune, con a carico delle società solo le attività specifiche per le singole discipline e manifestazioni. Detto in altri termini: io comune ti apro e tu società ti monti il canestro, la rete, la porta che ti serve e alla fine pulisci. Come si fa adesso.

Il muro di cinta dello stadio comunale ‘Scapellato’, prima di cadere

Polizze assicurative abbordabili

Più complessa e da capire è la questione della ‘gestione esclusiva’, ovvero dare in concessione la gestione ad uso esclusivo di uno spazio (stadio comunale, geodetico coperto, impianto polivalente, campetti tennis, campetti calcio a 5: l’elenco lo facciamo noi, ma non sappiamo se rientrano le palestre, altri campi sparsi per la città, ecc ecc).

In questo caso si tratterebbe, secondo regolamento, di fare una vera e propria gara d’appalto – ad un certo punto ci si riferisce proprio al Codice degli Appalti – per individuare una ‘associazione sportiva, società operante nel settore, cooperativa anche di tipo ‘B’ e società e/o imprenditori‘ che possano prendere in gestione esclusiva un impianto per un periodo che va da 1 a 10 anni.

Questa era – e forse è ancora – l’attesa delle società sportive per liberarsi dai lacci di una apparato burocratico inadatto. Esperienze in tal senso ci sono state con la società Per Scicli Calcio che ha avuto in gestione esclusiva i campetti di calcio a 5 ed il Tennis Club Scicli quelli di tennis dentro il recinto dello stadio comunale e che, a dire il vero, ha valorizzato con un esterno fatto di erbetta, verde curato e panchine come stile dei tennis club.

Quindi dal comune si pensa ad un vero a proprio appalto di gestione, con tutti gli annessi e connessi. Di positivo c’è, ci pare, che gli oneri di cauzione necessari e richiesti eventualmente, non siano eccessivamente onerosi. Se negli scorsi anni il timore era di dover attivare cauzioni milionarie da parte dei presidenti delle società, la cosa potrebbe essere diversa oggi.

Abbiamo fatto vedere questa bozza ad un esperto del settore, attivo nel brokeraggio assicurativo e nella tematica degli appalti pubblici e, a parte una certa critica per un testo confusionario ‘fatto chiaramente da un non esperto‘, ci ha indicato come nel documento siano individuate probabilmente ‘normali’ polizze e assicurazioni non eccessivamente onerose.

La indicazione di ‘prestare idonea cauzione‘ ed attivare ‘adeguate polizze assicurative‘ è all’art 27. Secondo il nostro interlocutore la indicazione non è ben specificata ma potrebbe trattarsi di una fidejussione assicurativa a copertura dei danni eventuali. Pur se questa bozza non indica una-che-sia una cifra su cui ragionare, è pensabile che una tale polizza per copertura di danni possa aggirarsi sugli 800/1000€ anno per garantire eventuali danni emergenti alla struttura.

Le società assicurative dovrebbero essere disponibili a fare una tale polizza semplicemente prendendo a garanzia i redditi certi del rappresentate legale della società sportiva. Detto in altri termini, se il presidente può dimostrare uno stipendio o un’entrata certa, le assicurazioni fanno la polizza.

Altra polizza indicata, ma questa è meglio sia fatta sempre concessione o no, è la RCT, la responsabilità civile per danni a terzi, che copre danni causati durante l’uso degli impianti sportivi, anche a terzi: esempio ad uno spettatore (quando sarà possibile averli!), ad un giocatore, ecc. Siamo, ci dicono, nell’ordine di qualche centinaio di euro l’anno.

Quindi, dal punto di vista dei ‘soldi’ da sborsare per avere la concessione, le cose non paiono terribili o di ‘case e abitazioni’ da dover mettere a garanzia.

Quello che ci convince poco, è la logica e la ‘filosofia‘, se esista, a sostegno di questo indirizzo politico.

Nel 2014, il geodetico era è privo di CIP, l’autorizzazione all’accesso del pubblico. Oggi l’accesso del pubblico è ancora impedito.

Comune di Scicli srl?

Prima di tutto, non è ammissibile che un ente pubblico giochi al ‘massimo rialzo‘. Se l’obiettivo è sgravare il Comune da costi e oneri, sotto quale impulso l’affidamento sarà fatto alla società che offre di più?

L’ente comune è ente pubblico e non può guadagnare oltre i costi di gestione. Deve, cioè, andare a pareggio. Se al comune, esempio, gestire gli impianti costa 1000, a che titolo poi chiede, esempio, 1500? Chi incamera i 500 in più? A che titolo? Redige poi un bilancio dove c’è la voce ‘Ricavi netti da vendita di beni e servizi‘?

Quindi, questa previsione, a nostro parere, è sbagliata sia dal punto di vista legittimo sia sociale e appesantisce gli eventuali bilanci del concessionario che, immaginiamo, sia comunque una società sportiva e quindi non a scopo di lucro: la società non ha lucro, il comune si?

Grandi manager di Stato e piccoli imprenditori

L’eventuale concessionario, poi, praticamente “acquista” il diritto di gestire questo impianto e quindi deve farlo in maniera imprenditoriale per non andare fallito. Deve però stare ai diktat dell’amministrazione comune che deve approvare un ‘eventuale ampliamento dell’offerta sportiva o di altra natura‘ (art 24).

Cioè, se io prendo il geodetico in gestione e poi mi accorgo che potrei inserire balli caraibici il sabato sera per guadagnare, devo chiedere il permesso al Comune. O che sia per fare concerti, installare un bar e via dicendo. Dei vincoli pensati probabilmente da persone che ci hanno minime idee di cosa sia una gestione imprenditoriale di un’attività.

E’ ovvio che una tale gestione deve essere libera di fare quel che si può nell’ambito di quanto permesso dalla legge e dalle norme senza avere il permesso del papà ad ogni progetto o idea, valutato secondo poi quali parametri non si sa.

Ma c’è ancora un’altra cosa che non si capisce sul come si vogliano cedere questi impianti: parliamo della relazione tra sport e società concessionarie di gestione.

Infatti, in teoria e per esempio, una società che fa pallavolo come sport, può prendere in gestione i campi da tennis. Ma essendo  i campi da tennis non proprio necessari al suo sport, non potrebbe far altro che sub-affittarli ad una società di tennis. Con un aumento dei costi finali per l’allungamento della filiera: ci deve guadagnare il comune, la società concessionaria, la società di tennis. Alla fine, chi paga di più, sono poi gli utenti finali, i cittadini.

E’ vero che nella bozza si dice che ‘le richieste saranno suddivise in gruppi per impianti sportivi (che peraltro non sono indicati, come abbiamo detto) e per discipline: ma non esiste nessun legame a-priori tra sport praticato e richiesta di concessione d’uso esclusivo.

L’area esterna sistemata dal TC Scicli.

 

Gestione privata ma di stampo ‘sovietico’

Ammettiamo che una società sportiva si avventuri nella gestione esclusiva. Pur offrendo e pagando il ‘canone annuo più vantaggioso per il Comune di Scicli’, non sarà libera di agire ma avrà una serie di vincoli da “Stato sovietico”.

Non, potrà, ad esempio, decidere cosa far fare tranne la prima idea indicata nell’offerta; dovrà utilizzare “attività di volontariato” (che vuol dire?); dovrà fare tutte le volture delle utenze; dovrà pagare tutte le tasse relativa all’immobile, compresa acqua e smaltimento rifiuti; non potrà cedere a terzi la gestione anche se parziale, dell’impianto; dovrà presentare una previsione degli ‘obiettivi economici che saranno valutati dal settore competente‘: quale è questo settore “competente”, cosa valuta e, soprattutto, cosa gliene frega al comune del rendimento economico?

Questo ipotetico gestore avrà poi delle ‘espresse esclusioni‘ su attività sportive ammesse. Quali non non si sa: una volta si diceva, esempio, che al Geodetico di Jungi il calcio a 5 non fosse benvoluto perchè il pallone poteva spaccare qualcosa. L’imprenditore deve agire da concessionario di ‘pubblico servizio’ con i doveri relativi alla funzione: se la struttura rimane chiusa, a parte le sanzioni previste, potrebbe anche essere denunciato per ‘interruzione di pubblico servizio’.

La sua libertà gestione sarebbe fortemente compressa perchè, oltre tutto, da un lato è obbligato ad avere un calendario forzato, in cui dovranno trovare posto, a richiesta, le discipline sportive proposte da associazioni, società, scuole, attività sociali e culturali e qualcosa eventualmente organizzato dal comune; dall’altro non potrà variare le tariffe d’uso liberamente e secondo gli eventuali andamenti del mercato ma dovrà essere autorizzato dalla Amministrazione Comunale, non meglio specificata.

Dovrà poi avere una ‘contabilità di ogni movimento‘, anche se questa bozza non specifica se è movimento contabile, finanziario, fisico di entrata/uscita persone o di che tipo. Ed in ogni caso, la gestione contabile è fatto esclusivo dell’imprenditore e competenza di controllo della Agenzia delle Entrate e non certo del Comune.

Tra gli ultimi vincoli, questo eroe/imprenditore moderno, rischia poi di vedersi revocata la concessione, con perdita degli eventuali investimenti fatti e programmi avviati, tra l’altro per ‘atteggiamenti incompatibili con il tipo di gestione partecipata‘ che non si capisce cosa voglia dire se non, ancora un atteggiamento filosofico di sovietizzazione della gestione privata per cui ‘tu ci metti in soldi ed io ti dico come e cosa devi fare’.

Ed infine, un umoristico diktat nel dover sottostare a blitz a sorpresa da parte del ‘personale tecnico e/o amministrativo comunale’ che ‘senza preavviso e previa presentazione del tesserino di riconoscimento‘ può accede gli impianti. Non sappiamo se vestiti da Rambo  e con coltello tra i denti oppure no: non è indicato nel regolamento.

Costi di gestione certamente incerti

A parte l’umorismo, una cosa davvero fondante per partecipare o no ad un tale bando, è sapere i costi di gestione dei singoli impianti. Ad oggi, impegnati ed attivi presidenti di società e associazioni sportive, non sono mai riusciti a sapere quanto costa gestire effettivamente un impianto sportivo.

La saga dei costi di gestione è pluriennale e, ad esempio, si arrivò a fissare 27€/ora per l’uso degli impianti sportivi, perchè i costi di gestione lievitarono mettendo dentro di tutto, compreso personale del comune di altri uffici, pare.

Insomma, se oggi si vuole sapere quanto costa l’energia elettrica del comunale ‘Scapellato’, quanto il riscaldamento del geodetico di c.da Jungi, quanto l’acqua calda dei campetti di calcio a 5, forse non è così facile come sembra. E, senza questi parametri, qualunque idea di gestione e persino il sogno del Comune di avere uno sgravio gestionale, potrebbe essere impossibile da capire.

Peraltro, in caso il Comune desse in gestione un impianto, cosa effettivamente da? Ad oggi, il geodetico non può ufficialmente avere pubblico: che lo prendo a fare, io imprenditore, per farci le partite da solo? Lo stadio comunale ha mezzo muro di recinzione caduto, dentro è in condizioni degradate di sterpaglie. I campi da tennis hanno bisogno del fondo di gioco. Il polivalente è chiuso e tale rimarrà.

Della condizione in cui saranno ceduti gli impianti, nel regolamento non si fa cenno. Saranno ceduti al massimo delle loro condizioni o nello stato in cui si trovano, come una macchina di seconda mano che trovi su e.bay, ‘vista e piaciuta‘?

In effetti si fa cenno alla ricognizione in caso di concessione per verificare lo stato dei luoghi. Ma immaginiamo significhi vedere gli arredi, le attrezzature: non se non c’è acqua calda, se il tabellone non funziona, se non ci sono tutte le autorizzazioni che la giungla italica richiede.

Insomma, che cosa da in concessione il Comune, pezzi rattoppati? Che responsabilità si assume l’ente per le cose non a norma?

In questo caso, dovrebbe essere lui, il Comune, a pagare qualcuno perchè gli gestisca questi resti!

LA NOSTRA PROPOSTA

Quindi, sto’ regolamento deve, a nostro parere, essere rivisto. Ed anche piuttosto a fondo.

Non mancherà occasione per farlo perchè si attendono le note delle singole società sportive, il vaglio della Consulta dello Sport e, poi, la valutazione del Consiglio Comunale che potrebbe, ove messo in grado, essere capace di dare la giusta prospettiva.

In questa fase, avendo modo, vorremmo allora dare il nostro contributo di membri di questa comunità, di libera stampa e ‘aficionados’ del mondo sportivo, fatto non solo di classifiche e risultati ma soprattutto di tanta, tanta gente che ci mette anima e corpo, troppo spesso avendo a che fare con inutili balletti burocratici e incompetenze strutturali.

Corto è meglio

Prima di tutto, il regolamento deve essere bello corto. La ottocentesca volontà di ‘linguaggio aulico’ deve essere dimenticata, fatti salvi i riferimenti di legge obbligatori.

Come dimenticata deve essere la premessa che si rifà all’Unesco con la citazione di ‘salvaguardia dello sport‘, che serve solo a dare un tocco di ‘glamour’, tante vane parole e poca sostanza.

La premessa effettiva dovrebbe essere che ‘gli impianti sportivi del Comune di Scicli sono di proprietà dei cittadini di Scicli. L’ente pubblico comune li gestisce in nome e per conto loro, con l’obiettivo di permetterne la massima fruizione, nelle migliori condizioni strutturali possibili al minor costo possibile’.

Si deve ricordare, infatti, che gli impianti sono stati costruiti con la fiscalità generale, con le tasse dei cittadini e non sono di proprietà del ‘Comune’, ma il Comune li gestisce per conto loro: meglio dirlo, perchè qualcuno potrebbe sentirsene padrone già da tempo.

Detto questo si individuano gli impianti attivi e disponibili e si stabilisce che tutti gli impianti devono essere resi completi di tutte le strutture, attrezzature e completa funzionalità anche in termini di permessi, commissioni, atti, carte bollate. In una relazione a parte, il Sindaco da mandato agli uffici di rendere usufruibili gli impianti a norma di regolamento entro due/tre mesi..

Consulta, motore dello Sport

Per la gestione, parte fondamentale diviene la Consulta dello Sport, che diventa il vero e proprio motore di gestione e programmazione dello sport a Scicli.  A capo della Consulta, il sindaco o suo delegato.

La Consulta stabilisce le priorità (es. comprare defibrillatori piuttosto che altre spese), investimenti su eventuali fondi disponibili come la modifica degli impianti di illuminazione con altri a minor consumo e via dicendo con la grande programmazione.

Dalla Consulta viene nominato un Comitato Esecutivo di 3/5 persone che deve mettere in atto le decisioni della Consulta con le attività esecutive e di azione, controllo, verifica del lavoro degli uffici.

Cinghia di trasmissione tra Consulta/Comitato Esecutivo ed Uffici comunali è l’Assessore allo Sport che ha le relazioni dirette con i funzionari e che solo può determinare le attività da svolgere dagli stessi uffici. Nessun rapporto funzionale si instaura tra Consulta/Comitato Esecutivo e uffici comunali.

Sia Consulta che Comitato Esecutivo possono, però, chiamare i diversi funzionari comunali a relazionare per specifiche problematiche relative allo sport. In tal modo le problematiche diventano subito evidenti, con le relative ipotesi di soluzione e le responsabilità.

La Consulta ha il compito di stabilire la corretta gestione degli impianti che rimane in capo al Comune in toto tranne che per i servizi di guardiania e apertura che saranno gestiti direttamente e con proprio personale, dalle società di volta in volta secondo l’utilizzo della struttura per i differenti sport. Mensilmente si individua un responsabile per ogni struttura indicato da una società a turno, che deve eventualmente supervisionare l’utilizzo secondo quanto previsto dal calendario.

Le società sportive, tramite la Consulta, predispongono il calendario d’uso degli impianti, gli orari di apertura che possono essere 24ore su 24, analizza le proposte di manifestazioni, altre attività in favore di società sportive e associazioni non incluse nell’albo comunale e che saranno tenute al pagamento di una tariffa d’uso.

I costi di gestione sono a carico del comune, senza volture di contatori, cambio di denominazione per la tassazione, fidejussioni personali.

A metà anno, l’ente comune sottopone al Comitato Esecutivo il prospetto, per singolo impianto, dei costi di gestione relativi alle spese correnti per le utenze in corso e di gestione dei rifiuti, escludendo qualunque intervento di manutenzione ordinario e straordinario, adeguamento a norme di legge, tassazioni in quanto il bene rimane di proprietà della cittadinanza per tramite dell’Ente Comune.

Su questo prospetto di costi così individuato, le società iscritte all’albo e presenti attivamente in Consulta, dovranno contribuire per una quota/parte che può andare dal 70 al 100% secondo quanto stabilito dal Comitato Esecutivo sentito il parere dell’assessore al ramo. 

Le contribuzioni societarie saranno ripartite secondo i seguenti parametri di: a) legame con il singolo impianto (chi fa calcio paga l’uso dello stadio, chi fa pallacanestro il geodetico), b) ore utilizzate; c) utilizzo luce elettrica notturna o uso luce solare diurna.

Il mancato pagamento entro il termine fissato, comporta l’esclusione della società dalla partecipazione alla Consulta, al Comitato Esecutivo ed alla sospensione dei benefici di iscritto al Registro delle Società Sportive del Comune di Scicli.

A fine anno, i membri della Consulta esprimono il gradimento sul lavoro svolto sia dal Comitato Esecutivo, sia dagli uffici comunali legati ai progetti di sport. Nello stesso tempo, il Comitato Esecutivo valuta l’impegno delle singole società presenti nella consulta nella partecipazione costante ed attiva alla gestione.

Tali valutazioni si intrecciano nella definizione dei risultati ottenuti dagli uffici per i premi accessori, la possibilità di rinnovo alla carica di membro della Consulta, nella visualizzazione dell’impegno delle varie società all’effettivo interesse alla gestione della “cosa pubblica sport”. Il poco impegno di una società sportiva in seno alla Consulta, può portare al relativo temporaneo allontanamento del suo rappresentate.

Ogni anno, il Comitato Esecutivo, la Consulta dello Sport e gli Uffici Sport dovranno fare una relazione che sarà raccolta in un unicum da presentare al Consiglio Comunale ed alla cittadinanza.

Conclusione

Insomma, una idea più democratica, di partecipazione e di responsabilità dei singoli. Noi conosciamo tanti, tantissimi dirigenti e presidenti di società di diversi sport che hanno in comune una caratteristica: riescono a risolvere i problemi che emergono in breve tempo.

Qualcuno, fra due domeniche di campionato, si trova a risolvere problemi di gestione, organizzazione, burocratica, relazionali, sportivi, di non poco conto. Ma lo fa. Sarebbero le stesse persone indotte e capaci di trovare soluzione ai problemi, quando emergono.

Tutto è possibile e da altre idee che forse saranno rese pubbliche e recepite, si potrà trovare la quadra e la miglior gestione di questo ambito importante che coinvolge davvero migliaia di persone, in tutte le forme, dagli atleti alle famiglie.

Se tutto rimane come prima, o si da una mano vernice per non far vedere le crepe sotto, allora vale la pena lasciare nel regolamento, l’incipit dell’Unesco: lo sport come preoccupazione di tutti. Si, ma preoccupazione che ancora niente funzionerà.

(mlm)

 

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