Prandelli: ‘Il problema delle giovanili sono i genitori’

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Le giovanili sono un terreno difficile. In troppi pensano che ‘fare il calciatore’ sia un sicuro lavoro futuro. E troppi genitori mettono sotto pressione i figli per questa ipotetica carriera. Lo dice anche Prandelli

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Cesare Prandelli
Cesare Prandelli

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CESENA – ‘Il problema delle giovanili sono i genitori’. Anche il ct della nazionale Cesare Prandelli evidenzia il motivo principale della difficile crescita dei ragazzi nei vivai dei club italiani. L’occasione l’ha data il convegno intitolato ‘Un viaggio nel mondo del calcio: dal settore giovanile al sogno azzurro‘, svoltosi a Cesena, davanti a quasi 400 persone, inclusi il presidente della Lega di Serie B Andrea Abodi, il n. 1 del Cesena Giorgio Lugaresi e il direttore dell’area tecnica romagnola Rino Foschi, che conosce benissimo il ct dai trascorsi comuni in quel di Verona.

I VIVAI DEVONO PUNTARE SULLA QUALITA’

Prandelli con il settore giovanile dell’Atalanta ha vinto scudetti con Allievi e Primavera oltre al Torneo di Viareggio del 1993. ‘Quando il presidente dell’Atalanta di allora Bortolotti mi chiamo’, mi disse: <Probabilmente non crescerai nessun campione, ma con te i ragazzi almeno verranno educati>. Quella frase mi ha formato, mi è sempre rimasta in mente. Per l’esperienza accumulata in carriera, se si vogliono sviluppare al meglio i vivai è necessario puntare sulla qualità tecnica. Ai più piccoli è necessario fornire loro la voglia di giocare, puntando sempre e solo con esercizi sulla palla, dagli Allievi in avanti è importante inserire anche l’organizzazione. Il vivaio è un mondo speciale, che ti rimane sempre dentro. Ed è un esperienza unica’.

I RAGAZZI HANNO TROPPE PRESSIONI IN FAMIGLIA

Ma non sono tutte rose e fiori… ‘Il vero problema non sono i bambini ma i genitori’ – ammonisce -‘Io i genitori ho provato ad ‘allenarlì per otto mesi ma poi ho rinunciato: mettono troppe pressioni, quando invece bisogna sbagliare. Il bambino stesso è più attento a capire il proprio futuro, con l’assillo dei famigliari diventa tutto più difficile. E’ vero che nelle difficoltà si forma il carattere sma è anche vero che in tal modo è più dura emergere. E poi la figura dell’allenatore è lì apposta per decidere sulle potenzialità del ragazzo. Le pressioni esterne non lo aiutano. Se non altro, aiutano a forgiare il tecnico. Non a caso ho sempre sostenuto che chi uscisse da un super corso di Coverciano debba obbligatoriamente passare da un settore giovanile’.

[fonte:m.repubblica.it]

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