JUDO – La Koizumi ed il “karma” dei 30 anni.

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Trenta anni di attività che consentono di raccontare l’inzio, i “tempi eroici” di una società sportiva dal buon passato e dall’interessante futuro.

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Il "zarei" il saluto da seduti che si fa nel "dojo" e sul "tatami".
Il “zarei” il saluto da seduti che si fa nel “Dojo” e sul “tatami”.

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SCICLI – Celebrati i 30 anni del Judo Club Koizumi, oggi nel 2014 molto più che una semplice realtà del judo ibleo, essendo risultata (anno 2011) la prima in termini di punteggio tra le società siciliane e tra le prime 30 società di tutta Italia.

Un successo frutto, però, di tanto vero lavoro il cui riconoscimento va certamente a Maurizio Pelligra, in judogi da quando aveva 14 anni, che ha stretto bene la cintura attorno alla vita ed ha percorso tutti gli ultimi 30 anni di storia locale e nazionale del judo.

Nella giornata di domenica scorsa, dedicata al primo di una serie di incontri per celebrare i 30 anni effettivi di Judo Club Koizumi, lo spazio è stato dato ai ricordi dei “tempi eroici” del judo locale. Il microfono, per stanare dalla memoria i primi anni difficili, è stato lasciato a Lillì Favacchio e Salvatore Manenti che hanno ricordato gli esordi di questo sport che, nella mente dei ragazzi di allora, era arte marziale da usare nel caso ci fosse stato necessità di “menare le mani“.

Dopo i primi contatti con palestre e maestri vari, la prima società che diede più spazio al judo fu la Ciavorella, oggi “Ciavorella Basket” ed allora una polisportiva. Ma le cose non andarono molto bene. Il basket era lo sport centrale dell’associazione ed il judo fu messo praticamente alla porta.

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Da sx Lilli Favacchio, Salvatore Manenti (in "borghese") e Maurizio Pelligra.
La vecchia guardia: da sx Lilli Favacchio (con il foglietto in mano), Salvatore Manenti (in “borghese”) e Maurizio Pelligra.

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Ricordo – dice Maurizio Pelligra che da una quota mensile di 8.000 lire (circa 4€ di oggi, ndr), di botto la Ciavorella ci chiese 15.000 lire al mese per allenarci. Uno shock per chi, come me, per 15 giorni non spendeva i soldi avuti per comperare il panino a scuola e poter pagare il mensile. I padri non erano, almeno allora, tanto propensi a favorire la <perdita di tempo> dei figli nello sport“.

Da quella difficoltà di rapporto con la Ciavorella, da situazioni logistiche da pionieri (“Facevamo la doccia con l’acqua dell’abbeveratoio del Carmine“, ricorda ancora Pelligra) il distacco, la richiesta di aiuto al Comune (allora, bene o male, a qualche cosa serviva, oltre a dar stipendi) che concesse in uso una stanza della palestra di via Bixio ed un tatami acquistato dalla stessa amministrazione.

La prima società autonoma fu allora il Judo Club Scicli, sotto egida Endas, presto trasformatisi nel 1984 in Judo Club Koizumi per volontà di Pelligra e Fabio Cottone (oggi assente) in riconoscimento al Judo Club Koizumi di Catania dell’indimenticato maestro Bonaccorsi (assieme al maestro Barioli, il più citato tra i nomi da ricordare) che cominciava ad essere presente a Scicli. Dalla Koizumi di Catania nacquero diverse “Koizumi” in metà Sicilia: oggi solo la Koizumi Scicli è resistita. Segno che le fondamenta su cui è stata costruita sono state di qualità.

I racconti, gli episodi ricordati da Pelligra, si sono rincorsi per diversi minuti, riportando a quei tempi eroici del judo, quando si andava a Ragusa in Fiat 800 coupe, vespa e boxer (per chi non sa cosa è, qui) e si ritornava a notte fonda, intirizziti dal freddo. O al ricordo dei primi stage nazionali per giovani senza esperienza e tanta speranza, che venivano “massacrati” da più possenti atleti tanto da scrivere nei loro diari, alla fine di ore e ore di combattimenti: “Stachezza totale. Morale a terra“.

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Maurizio Pelligra... racconta.
Maurizio Pelligra… racconta. In secondo piano, da sx Salvatore Manenti, Gianmichele Fontana (in ginocchio), Vincenzo Iurato e Giuseppe Zisa.

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Ricordi a cui hanno annuito tanti dei presenti, da Bartolo Pazienza a Salvatore Acquaviva, Salvatore Manenti, Pasquale “Pasqualino” D’Angelo (100-e-passa kili), tra i primissimi judoka dei “tempi eroici” a cui si aggiunsero poi Gianni Alfieri, Angelo Mormina, solo per dirne qualcuno.

Arrivando poi a quella che può essere la seconda generazione e che ha dato lustro con successi nazionali e mondiali con le prime medaglie: Amedeo Cottone, transitato per il Gruppo Sportivo dei Carabinieri e 7° ai mondiali juniores; Vincenzo Iurato 2° in Coppa Italia ed oggi ancora sul tatami per insegnare alle giovani leve; Giovanni Parisi, 7° ai mondiali universitari; Giuseppe Zisa, campione italiano juniores; Peppe Causarano, <l’eterno 2°> come il 2° posto ai campionati italiani Cadetti ed il 2° agli Under23; Natalino Timperanza, seconda generazione di judoka dopo il papà ma lui medaglia d’argento ai campionati italiani Cadetti; Marta Causarano, prima ragazza ciuntura nera in Koizumi e 2^ ai campionati italiani Cadetti.

Ed infine le ultimissime leve, i giovani su cui sono riposti gli obiettivi agonistici della Koizumi di oggi: Angelo Vilardo, 3° al campionato italiano Cadetti e Gabriele Bossettini, 1° al campionato italiano Cadetti.

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I medagliati della Koizumi:
I medagliati della Koizumi in fila: Amedeo Cottone, Vincenzo Iurato, Giovanni Parisi, Giuseppe Zisa, Peppe Causarano, Natalino Timperanza, Marta Causarano, Angelo Vilardo, Gabriele Bossettini.

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Una lunga galoppata dentro i ricordi di chi, alla soglia dei 50 anni, può raccontare un passato fatto di impegno che ha dato crescita ed energia. “La Koizumi di oggi – ha detto ancora Pelligra, sul tatami circondato da oltre una 60ina di allievi – ha un karma* positivo che può servire a costruire il futuro di questo gruppo poggiando su valori positivi“.

Il trentennale della Koizumi, inziato con il “momento del ricordo”, continuerà nel prossimi mesi con altre attività. Si spera di portare a Scicli Pino Maddaloni, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Sidney del 2000 e con convegni/dibattito in via di definizione.

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[* sul concetto “karma”, legato al ciclo delle rinascite e da pensare come “conseguimento di una condizione superiore”, c’è ovviamente una letteratura sterminata. Una pagina per capirne i primi rudimenti è su Wikipedia Italia, qui]

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