INFRASTRUTTURE – A Scicli, nel calcio, praticamente tutto ok?

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SCICLI – Riuonione per certi versi molto animata, quella a Scicli tra società sportive ed amministrazione comunale per cercare di capire, come ha detto uno dei presidenti “se dobbiamo ancora fare sport a Scicli oppure chiudere tutto”.

Il tema è sempre quello: infrastrutture fatiscenti, organizzazione pubblica approssimativa, mancanza totale di programmazione, inesistenza di fondi.

Tutte cose che si scontrano totalmente con le società che invece devono essere organizzate al meglio perchè le federazioni non attendono, i campionati hanno date certe, devono dare retta a decine di atleti e famiglie e devono cercarsi i fondi e quindi dar conto agli sponsor.

Se la situazione degli impianti sportivi a Scicli è da Terzo Mondo in generale, l’attenzione di questa riunione è stata dedicata al calcio ed alla situazione del “Ciccio Scapellato”, campo in dissolvimento, con muro di cinta caduto, impianto elettrico non funzionante, manto di gioco penoso, estica da dimenticare, erbacce dovunque.

Secondo l’assessore Schillaci, presente – assente il sindaco impegnato in un matrimonio civile – la situazione è, però, sostanzialmente sotto controllo. Perlomeno è ottimista. Pare siano stati trovati fondi per fare un intervento di circa 16/20.000€ per sistemare parte dell’impianto elettrico che permetterà un certa illuminazione perlomeno per gli allenamenti. Quando non si sa perchè occorrono cottimi, appalti, verifiche, bilancini, firme. Ed è una cosa che si attende da… anni.

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L'assessore Schillaci (sx) ed il presidente dell'Atletico Scicli, Peppe Arrabito (dx)
L’assessore Schillaci (sx) ed il presidente dell’Atletico Scicli, Peppe Arrabito (dx)

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Perchè, fermo restando che ormai nessuno spera di avere un campo decente dove avere l’orgoglio cittadino di giocare a porta aperte, le società hanno almeno chiesto che la struttura fosse usabile per gli allenamenti.

“Se non ci danno il campo – ha detto il presidente dell’Atletico Scicli, Peppe Arrabito che ha promosso questo incontro ed evitare altre settimane di inerzia – saremo costretti a venire ad allenarci a piazza Italia. Ed io sono pronto a legarmi con le catene alle porte del comune“, detto in un tono esasperato di chi non trova interlocutori nella pubblica amministrazione mentre il tempo passa e le scadenze si avvicinano. E ci sta anche rimettendo soldi personalmente, specie per andare a giocare ed allenarsi fuori città.

Insomma, nulla funziona ma tutto è in ordine, si potrebbe dire parafrasando. Le strutture sportive sono l’ultimo dei pensieri per questa amministrazione ed il minimo che è fatto, spesso, sembra un regalo inaspettato alle società.

Che, per raccontarla tutta, hanno avuto momenti di frizione forte nei primi attimi di riunione.

Questo perchè quando l’acqua è poca, ciascuno cerca di arrivare alle poche gocce che cadono. Così, un processo di assegnazione di impianti sportivi fatto dall’amministrazione in maniera come minimo maldestra, mezzo ritirato e mezzo non compiuto; una regolamentazione d’uso non chiara dei campi; tariffe che lievitano dopo il passaggio da “comunale” a “privato” per alcuni campi, hanno da tempo messo le società l’una contro l’altra con il tentativo, molto siculo, di andare a risolversi i singoli problemi usando le proprie conoscenze.

Senza capire che è solo l’unità d’intenti e d’azione che può far cambiare le cose invece di essere al solito sistema della questua e del favoricchio personale.

Ma tutto sommato, ad un’amministrazione pubblica, che le società sia divise e non facciano un fronte comune, conviene parecchio._

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