Il pugilato non c’entra con il terrorismo islamico. Nota della FPI

L’arrestato islamico accusato di terrorismo religioso, non è un pugile. Lo mette in evidenza la FPI

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Il terrorista islamico di origine marocchina in una foto della Polizia di Stato. Come si vede dal gesto 'atletico', si tratta di kick boxing e non boxe
Il terrorista islamico di origine marocchina in una foto della Polizia di Stato. Come si vede dal gesto ‘atletico’, si tratta di kick boxing e non boxe

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ROMA – La FPI, la federazione pugilistica italiana, tiene a mettere in evidenza che uno dei terroristi di religione musulmana arrestati in Italia, non è un pugile. Sulle pagine della stampa, con una confusione forse neanche percepita da molti giornalisti, uno dei terroristi, tale Moutaharrik Abderrahim è stato spesso definito ‘pugile’.

In questo senso, la FPI ha emesso un comunicato stampa in cui,

‘in merito alle notizie di cronaca (…) apparse oggi su varie testate online e agenzie di stampa, la Federazione Pugilistica Italiana si trova  costretta a stigmatizzare il fatto che agenzie e organi di stampa accostino e usino erroneamente il termine Pugile in riferimento a persone che svolgono diversa disciplina sportiva da combattimento. Si ribadisce, inoltre, che la FPI rimane a disposizione dei giornalisti per qualsivoglia informazione inerente suoi tesserati, in modo da evitare che vengano veicolate notizie lesive per il movimento pugilistico italiano e internazionale.

In questo modo la FPI, detentrice della tradizione della noble art vuole prendere le distanze da quanto erroneamente indicato, in quanto il terrorista era praticante la kick boxing che pur avendo delle simiglianze con la boxe, se ne distacca completamente per regolamenti, approccio sportivo e, certamente, tradizione.

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