DONNE AL COMANDO – Valentina Agosta, presidente Marina di Modica Calcio

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Valentina Agosta, moglie di vice presidente (Sebastiano Failla, Modica Calcio), amica di presidente (Bellia, Modica Calcio) e presidentessa lei stessa. Il Marina di Modica di Terza categoria è nelle “sue mani”.

Anche se per lei è più importante l’aspetto umano che le tattiche di gioco. “Eppure seguo il calcio da quando avevo 13 anni” ci dice in una intervista che ha poco di calcio e molto del mondo delle Donne e del proprio fondamentale ruolo nella nostra Società.

E non solo di calcio.

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Valentina Agosta, a centro campo.
Valentina Agosta, a centro campo.

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Valentina, quale è questo valore aggiunto che si può imputare alle donne nella gestione delle “cose degli uomini”?

Siamo meno arroganti degli uomini ed abbiamo la capacità di capire i nostri limiti e siamo capaci di cercare persone che comunque possono aiutarci. E l’arte di sapere delegare non è facile.

Il fatto che tu abbia il marito nel settore del calcio, da qualche aiuto in più?

Certamente, dal punto di vista logistico l’aiuto è notevolissimo perchè dietro il calcio c’è una burocrazia pazzesca, che non mi aspettavo, anche solo per ogni singolo tesseramento: mammia mia, incredibile! Quindi loro obiettivamente ci aiutano da questo punto di vista perchè hanno più esperienza.

Ma tu hai avuto esperienza nell’ambito sportivo dal lato organizzativo?

No, è la prima in assoluto

Cos’è, allora un giorno tuo marito ti ha detto: Senti Valentina, vuoi fare il presidente di calcio”?

No, non è andata proprio così – dice sorridendo. E’ nata mentre eravamo ad una cena con Pietro (Bellia, presidente del Modica Calcio, nrd) e moglie ed ho lanciato quasi una sfida perchè criticavo bonariamente certe scelte da loro fatte sul Modica. Ed ho lanciato questa specie di sfida dicendo “Se ci fossi io fare così, così e così” 

E da li c’è stato l’immediato “investimento” a presidentessa?

Non proprio li immediatamente, ma grazie a mio fratello Stefano che conosce Gianni Mormina (adesso mr del Marina di Modica, ndr) e con cui ha avuto esperienza di squadra e con cui sono anche andati a Cervia in finale nazionale è venuta fuori questa squadra.

Quasi dal cilindro…

Di certo è qualcosa di grandioso perchè i ragazzi sono grandiosi, perchè sono davvero gruppo. Mi piace perchè si vede l’entusiasmo, la voglia di vincere, di andare avanti. Ed il fatto che siamo primi in classifica è anche bello per loro perchè risponde ai loro sacrifici e da entusiasmo.

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Il presidente del Marina di Modica in calcio d'angolo.
Il presidente del Marina di Modica in calcio d’angolo.

 

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Ma tra marito vice presidente, fratello in squadra, non è che in famiglia tutto ruota attorno al calcio e vi trovare sempre a parlare di calcio?

No, no, assolutamente no.

E non c’è competizione tra marito vice presidente della squadra maggiore e moglie presidente della squadra minore?

Si e per adesso mi è andata bene perchè noi vinciamo, dice ridendo!

Non nasce nessuna discussione anche sulle strategia calcistiche?

Si, ma devo dire che il calcio a me piaceva anche prima. Solo che prima ci si limitava a commentare le partite in tv, ora invece parliamo di fatti più vicini ed organizzativi. Anche perchè non sono presentissima in squadra: tendo a stare più indietro perchè ho la sensazione che forse potrei mettere i ragazzi a disagio.

Io penso sia al contrario, per quel che sento. Più la presidentessa è presente, più il mordente sale.

Be, a me questo fa piacere – dice sorridendo ancora. Io avevo invece l’impressione che.. non so, magari per il fatto di essere una donna, questo li mettesse un po’ a disagio. Di certo mi fa piacere seguirli quando posso, compatibilmente con gli impegni anche di famiglia.

Ma effettivamente, la presidentessa Valentina Agosta mette bocca nella gestione della squadra?

Poco, molto poco perchè capisco che non sono in grado di intervenire in tal senso. Ma penso di poter dare il mio contributo più sul lato umano. Negli ultimi giorni siamo finalmente riusciti a tesserare Mbemba (un ragazzo immigrato nigeriano, ndr) ed in questo caso la burocrazia è stata infinita. Qualche mese fa ci hanno chiamati dicendo che lui aveva questo grande sogno (di giocare in una squadra, ndr). Ecco, queste sono le cose che, da donna, mi colpiscono di più rispetto all’allenamento in se-per-se. Devo però dire che mi piacerebbe essere più vicina alla squadra.

Certo, non sempre gli orari sono molto compatibili. Gli allenamenti la sera tardi magari non sono proprio alla portata di una donna/mamma…

Si, questo è vero. Ecco perchè mi tengo in contatto con Gianni (il mister), con Stefano per sapere quel che accade.

Ma tu avresti il coraggio di esonerare l’allenatore se le cose andassero male? Questo è uno dei punti per cui un presidente ha onore e onere.

Lo so, me lo sono chiesto più volte ma non mi è capitato fin’ora perchè Gianni è l’anima della squadra..

… E siete primi in classifica…

Be si, ma a prescindere dai risultati ci sono anche dei rapporti che esistono tra loro, essendo una squadra – o meglio un gruppo – che esisteva prima di  me ed io, comunque, sono venuta in un secondo momento. Ritengo quindi giusto rispettare i loro equilibri, le loro dinamiche, le loro gerarchie. Non voglio arrivare e dire “facciamo tutta un’altra cosa” per rompere questi equilibri. Inoltre penso sia giusto che loro, essendo dei dilettanti, si divertano in quello che fanno. Cerchino di vincere, ma anche per loro, per una risposta ai loro impegni. E poi comunque sono buona, essendo donna.. sarebbe una cosa difficile per me, dice ridendo.

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Certo è che questa squadra, come altre squadre non professioniste, si impegna molto.

Sicuramente, anche forse più dei professionisti perchè questi ragazzi lo fanno indubbiamente col cuore. Nel professionismo, comunque, si perde qualcosa, ovvero lo spirito agonistico dello sport di squadra che per me è lo sport per eccellenza. E il più bello perchè porta a modificare il carattere per stare bene con gli altri. Perchè lo spirito di squadra è fondamentale e, secondo me, viene prima delle doti tecniche.

Quindi vi sentite con il mister per avere tu una visione aggiornata della squadra e di quel che accade o rimani a parte da queste dinamiche?

Si, ci sentiamo ma non intervengo in quelli che sono, diciamo, gli equilibri propri. Se posso essere utile, se posso fare qualcosa, allora bene. Però imporre la mia presenza non è neanche nel mio carattere.

Ma se perdessero troppo, vorresti chiedere il “perchè”?

Certo. Per esempio commentiamo le ammonizioni che sono una cosa a cui tengo molto. Si, perchè lo spirito deve essere quello di scendere in campo e divertirsi. E la violenza, anche se non è il caso dei ragazzi, non deve avere spazio. Ci vuole un sano agonismo perchè lo sport deve servire a questo: ci si “scarica” ma rispettando i limiti che lo sport ti impone. Ecco, però a parte questo il mister è libero nelle sue scelte, e lo dice sempre con un sorriso sornione. 

Ma secondo te, la donna, apporta altri valori?

Secondo me si, perchè cambia punto di vista. Rispetto ad un uomo o quando un uomo e una donna guardano la stessa cosa comunque la vedono in due modi diversi. Ed io per esempio, vedo più il fattore umano, lo sforzo dei ragazzi, insomma tutto quello che ci può stare attorno da punto di vista umano. Mentre l’uomo è più tecnico.
Diciamo che la donna guarda più allo sport da punto di vista umano e non solo e prettamente economico o altro.

I tuoi figli giocano a calcio?

Il piccolo si (7 anni, ndr) Ci aveva provato qualche anno fa ma forse era troppo piccolo ed ha lasciato. Adesso lo fa con più interesse, forse anche per il clima “calcio calcio” che si vive in famiglia, dice ridendo. La grande che ha 13 anni invece è più spettatrice e devo dire che non manca ad una partita.

Quale è stata la più inattesa sorpresa di questo ruolo?

Devo dire l’esposizione pubblica. Se avessi saputo, forse ci avrei pensato su, dice sorridendo. Quando è nata questa esperienza, tutto sommato pensavo che ci fossi stata io o un altro, sarebbe stato uguale. Invece ho visto dei riscontri che non mi aspettavo ed il primo “titolo” (giornalistico, ndr) è stato uno shock.

Be, in effetti anche giornalisticamente parlando, le donne nello sport hanno un impatto diverso. E non siete poche, anche qui in provincia, quelle ai vertici. Non solo nel calcio ma penso anche alla scherma, a tante associazioni di danza, nella gestione di palestre.

Devo dire che è una cosa piacevole anche perchè spesso si parla di pari-opportunità che a volte non ci sono. Però anche per questo mi ha stupito che fosse interessante per qualcuno che una donna fosse il presidente di una squadra di calcio, perchè io non vedevo questa particolarità.

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Forse a maggior ragione perchè parliamo di calcio che è lo sport maschile per eccellenza. Forse neanche il rugby ha questo “stile” maschile come il calcio.

Si è vero. Ma forse siamo noi che ci poniamo dei limiti e per questo mi sono stupita che questa cosa interessasse a qualcuno. Per me è scontato che una donna possa fare qualunque cosa.

Questo senza dubbio alcuno..

Certamente non posso scendere in campo e non posso andare nello spogliatoio dei ragazzi, dice ridendo, ma dal punto di vista del supporto, dell’organizzazione le donne possono fare molto. E devo dire che la mia presenza non è solo formale. Molti mi hanno detto “ma che sei messa li a fare”: ma non è vero. E’ vero si che Sebastiano mi aiuta perchè la burocrazia è terribile ed io l’ho sempre odiata. Però comunque io voglio essere presente, perchè non ha senso essere “presente per conto di qualcun altro”. Se c’è il mio nome, se c’è la mia faccia, ci voglio essere io, nel bene e nel male.

Segui le partite, allora?

Se posso si. Ero a Pozzallo nelle scorse settimane anche se spesso mi capita che questi orari coincidono con esigenze di famiglia, specie per i piccoli perchè il fine settimana è sempre impegnato quindi non mi è facile. Certo devo dire che i ragazzi (i figli, ndr) mi seguono con piacere perchè c’è anche lo zio che gioca quindi è più facile. Diciamo che è solo più un problema di organizzazione logistica che altro perchè non esiste solo il calcio, purtroppo!

Certo, in effetti le donne, in tema di equilibri familiari, hanno una maggior responsabilità.

Ovvio. Sebastiano per esempio non si è mai posto il problema. Se gioca il Modica, lui sa che deve andare. Sa che è un suo dovere ed anche diritto. Poi gli piace e quindi va. Una persona a casa rimane (la moglie, in questo caso, ndr). Per una donna è più difficile lo scambio. Ecco perchè penso che in questo senso non ci potranno mai essere le pari-opportunità nel calcio così come in tutti gli altri settori.

Difficile vivere la condizione della donna?

Secondo me si, adesso è più difficile. Mentre prima i ruoli erano ben definiti per uomo e donna e la donna sapeva quali erano i suoi ruoli, il suo compito ed il suo dovere. Oggi siamo noi che ce lo creiamo giorno dopo giorno. E se un tassello della nostra vita manca, mentre prima era normale, oggi invece ci si sente frustrate, irrealizzate.

Effettivamente pare ci sia una sorta di appiattimento dei ruoli, con tutti che vogliono fare tutto.

Si, è così. Anche perchè non c’è più un ruolo e tutti vogliono fare tutto. E per le donne è più difficile perchè in questo momento sei il perno della famiglia, della casa e dalla tua organizzazione dipende l’organizzazione degli altri. Per questo ti dico che non si potrà avere mai quella pari opportunità che si sogna, o meglio che si vorrebbe…forse!

Carino questo “forse”. Perchè in effetti una sovrapposizione di ruoli con donne che vogliono fare uomini e viceversa, forse non è l’ideale. E’ la complementarietà che fa quel ricercato 100% che da pienezza.

Indubbiamente. E per questo dico che sarà più difficile perchè la donna vuole realizzare delle cose che l’uomo ha sempre realizzato in quello è comunque stato il suo ruolo, nella storia, nella famiglia. La donna fa tutto questo in modo completamente diverso, perchè ha altre capacità – non di meno ma diverse – ma sicuramente non ha lo stesso tempo a disposizione. Però il problema sai qual’é? Che mentre prima la donna era casalinga e mamma e vivevi per quello, oggi invece se ti manca il lavoro, se non riesci a realizzarti nel lavoro mentre magari hai una bella famiglia, comunque ti manca quel tassello. All’opposto se sei una donna in carriera e ti manca la famiglia, ti manca sempre un tassello. Quindi, comunque sia, siamo delle donne irrealizzate.

Be, è appunto la scoperta, per così dire, di altri ruoli sociali e familiari che sono stati storicamente ben definiti. Oggi, giustamente, la donna cerca una propria affermazione senza però riuscire a mollare i vecchi “tasselli” del mosaico sociale e familiare.

Si, ed ecco perchè le donne oltre ad essere irrealizzate, sono anche “esaurite” ogni tanto, dice ridendo. Ma questo, seriamente, è anche il problema del delegare. Perchè magari una donna vuole fare tutto e tutto bene. Ma devi imparare a delegare come dicevamo prima. Ed anche le famiglie subiscono una nuova organizzazione che è diversa da quella che c’era prima. Prima l’uomo lavorava, portava i soldi e casa e la donna organizzava la famiglia. Oggi, vuoi o non vuoi, l’uomo si trova a fare le veci della donna: se io esco per un impegno, è Sebastiano che rimane in casa.

Be si, in effetti quella separazione netta di ruoli e funzioni, ormai non c’è.

No, non c’è. Ma è difficile perchè in ogni momento della giornata siamo noi che ci creiamo dei ruoli. Una volta siamo mamme, poi casalinghe, poi lavoriamo, mogli..

…presidenti di squadra di calcio..

… presidenti di squadra di calcio che devono parlare di calcio con l’allenatore! Il fatto è che è tutto bello ed è difficile scegliere cosa lasciare. Ma poi perchè una donna dovrebbe limitarsi nel suo essere o non farsi piacere il calcio, esempio? Io a 13 anni dicevo che mi piaceva il calcio e mi guardavano un po’ così. Ma io arrivavo a registrarmi le partite! Una milanista convinta!

Milanista! Ed il marito?

Laziale! 

Le discussioni saranno infinite! Senti Valentina, avviamoci alla conclusione. Se la squadra continua così e va in seconda categoria, che fate: continuate?

Certo, non possiamo certo tarpare le ali. Certo più si va avanti più bisogna riorganizzare la squadra. Ma è normale che non ci poniamo limiti. Almeno nei sogni.

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